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La Bassa-Romagna e il Delta del Po

La Bassa-Romagna e il Delta del Po

Pubblicato in: Italia / - Da - Jan 13, 2018

La Bassa-Romagna e il Delta del Po

di Giuseppe Trovato

Chi ha percorso la strada statale Romea conserva dentro di sé il trambusto e il rumore dei tir che, in tutte le ore della giornata, si susseguono e si rincorrono in maniera inverosimile. Eppure … basta dirigersi verso le Valli di Comacchio per entrare in una dimensione completamente diversa: lo spazio si dilata verso confini lontani, l’orizzonte si perde tra canneti e lagune, canali pieni d’acqua si incontrano e danno vita ad un habitat spettacolare. Nella laguna, tra canali punteggiati dai casoni dei pescatori e dalle imbarcazioni arrugginite dei vongolari, pescatori senza tempo manovravano enormi “bilancioni” silenziosi e raccontano leggende di fanciulle scomparse tra i gorghi. Lingue di sabbia instabili circondano fari che attendono il buio della notte. Da approdi improvvisati salpano verso il mare aperto motonavi pieni di turisti; sugli argini visitatori in bici vanno alla ricerca degli angoli più nascosti del “Grande Fiume” per catturare le immagini degli uccelli in volo. Ma la foto, che tutti vorrebbero trattenere dentro di sé, è lo scenario del Delta, la “grande bellezza” del Po, un insieme di acqua e di terra che non ha eguali.

Il nostro viaggio inizia tra storia e vino, a Predappio. Sostiamo nel vasto e centrale Piazzale Isonzo (coordinate GPS: N 44.1083, E 11.98233) dotato di acqua e di un punto di scarico. Dopo una veloce visita alla casa natale di Mussolini ci immergiamo in un vorticoso tour delle cantine locali all’insegna del Sangiovese e del Trebbiano. La Romagna ha una tradizione eno-gastronomica di tutto rispetto che da Predappio in poi ci accompagna per tutto il nostro viaggio. La seconda tappa è Brisighella , incantevole borgo medievale tra Forli e Ravenna. Parcheggiamo nei giardini delle Terme a pochi passi dall’area attrezzata (N 44.221616 E 11.77935 ). Il luogo si presta al plein-air; alberi di alto fusto spandono ombre che attenuano la calura settembrina, prati vasti e lunghi viali accolgono i nostri mezzi.

Brisighella è “uno dei borghi più belli d’Italia”. Ha una storia antica che, in parte, è rievocata dai tre colli che sovrastano il paese. Proprio in cima ai colli vi è la rocca manfrediana del sec. XIV, il santuario del Monticino del secolo XVIII e la torre detta dell’Orologio del XIX. Dagli spalti della Rocca lo scenario è straordinario; tra boschi, frutteti, vigneti e uliveti, lo sguardo indugia e l’animo coglie un senso di serenità e di pace. La guida ci dice che Brisighella è un luogo da amare in ogni stagione per il suo paesaggio intatto e ben conservato, per i vicoli (tra i quali la Via degli Asini), per i cespugli di salvia e rosmarino che profumano l’aria, per le dimore color pastello, per il gesso brillante delle sue scalinate, per essere al centro di un territorio ( la “via del gusto”) che produce e propone eccellenti prodotti. enogastronomici.

L’autodromo , la biblioteca comunale, il Duomo, l’antica farmacia e la Rocca di Imola sono la nostra terza tappa. Pulita, ordinata, quasi tutta in mattoni, Imola ha un omogeneo centro storico, un autentico salotto che si apre nella Piazza Matteotti. Accompagnati dalla guida, scopriamo la città a piedi, facendo attenzione a non camminare nelle corsie riservate alle biciclette che qui sono davvero tante. La Biblioteca comunale è un autentico scrigno ricco di tesori, l’antica Farmacia conserva vasi in ceramica del Settecento, la Rocca custodisce la memoria storica della cittadina. Da non dimenticare la visita all’autodromo Enzo Ferrari e la curva fatale a Senna. Per coloro che vogliono fare il pieno di adrenalina, è possibile provare il circuito a bordo di una rombante Ferrari. Dopo Imola ci rechiamo a Dozza, minuscolo borgo romagnolo, pieno di suggestioni e di murales. Capitiamo nel giorno della “Festa delle Arzdore”. Nelle case coloniche romagnole l’arzdora era la donna che reggeva il focolare domestico. Dentro casa il suo potere era enorme. Il suo segreto era la parsimonia ed anche l’abilità nel mettere insieme le poche risorse che si ricavavano dalla campagna. Con poco riusciva a creare piatti saporiti. Oggi la Festa delle Arzdore è la festa della cucina tradizionale, dei piatti contadini fatti in casa secondo le più antiche ricette romagnole. Ci tuffiamo tra i tavoli dell’unica piazza del paese. Davanti a noi le cuoche e le massaie sono all’opera: pasta e fagioli , stufato di fagioli e salsiccia, tortellini alla panna, tagliatelle al ragù di scalogno, polenta e salsiccia, piadine con lo “squacquerone”, pentoloni enormi di sugo … I sapori si mescolano ai saperi e persino i murales dipinti in maniera surreale sembrano partecipare alla festa.

Lugo è la nostra quarta tappa. Ci rechiamo al Museo dedicato a Baracca situato nella sua casa natale. Il Museo ospita tra i cimeli di guerra anche lo SPAD VII, aereo del 1917, sul quale Francesco Baracca conseguì una delle sue 34 vittorie. Su un fianco della fusoliera si trova l’emblema personale del maggiore Baracca, il cavallino rampante, noto in tutto il mondo per essere stato adottato da Enzo Ferrari quale stemma delle vetture di Maranello.

A Ravenna, sostiamo nei pressi del Mausoleo di Teodorico in un’area attrezzata con carico e scarico, abbastanza centrale e ben servita da i mezzi pubblici. Tutt’attorno un immenso Parco, pulito e attrezzato, con giochi per i bambini, pieno di alberi, con ninfee enormi che affiorano dall’acqua. Rivedere Ravenna e i suoi monumenti è sempre piacevole, scoprirla per la prima volta è sorprendente. L’arte, la storia e la cultura, qui, sono di casa. Ravenna è anche città del mosaico bizantino, ricco di simbolismi e cromatismi, città antica, di oltre 1600 anni. La storia ha lasciato in questa città una grande eredità: otto edifici sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità. Molti, moltissimi gli artisti e gli intellettuali che vi hanno soggiornato. Da ricordare Dante Alighieri che, qui, ha la tomba. Con la guida facciamo il giro della città. I mosaici dell’abside di Sant’Apollinare in classe ci svelano il loro profondo significato artistico e religioso. Le pinete attorno a San Vitale e a Sant’Apollinare ci ricordano che ci troviamo già nel Parco del Delta del Po. Scopriamo i Tappeti in pietra di una Domus romana venuta alla luce da recente; ma è visitando la tomba di Dante che le emozioni si incontrano con la letteratura e la storia. Da non perdere l’appuntamento che ogni settembre è dedicato alla “Cerimonia dell’olio” con la quale il Comune di Firenze offre l’olio per accendere la lampada che illumina la tomba del Sommo poeta.

Comacchio è un piccolo centro, ma è considerata la capitale del Parco del Delta del Po. I suoi confini sono il cielo e l’acqua; incastonata in una laguna è considerata la “piccola Venezia” per i canali che la collegano al Po e al mare. L’attrattiva principale sono i Trepponti, simbolo e porta della città; da qui si va al Ponte degli sbirri, alle ex-carceri che ospitano il Museo della nave romana e al centro dell’abitato con la Torre dell’orologio. Con pochi passi, tra canali, piccoli negozi, nella quiete più assoluta, si raggiunge il Duomo e il Loggiato dei Cappuccini; accanto si trova la Manifattura dei marinati, un antico edificio perfettamente restaurato dove è possibile visitare le marote (barche dal fondo piatto, caratterizzate da fori e fessure), le attrezzature dei pescatori e la Sala dei fuochi, con 12 camini per la cottura allo spiedo delle anguille. La guida si sofferma sul ciclo di vita dell’anguilla. Compiuti 10 anni, l’istinto riproduttivo spinge la femmina al Mare dei Sargassi dove, deposte le uova, muore. Misteriosamente i nati ritornano nella zona di provenienza delle madri compiendo a ritroso un percorso di migliaia e migliaia di chilometri. Comacchio è una bella cittadina di grande atmosfera; nelle stradine numerosi sono i locali dai quali fuoriesce un irresistibile profumo di vongole, sogliole, branzini, orate, seppie …

Il Parco del Delta del Po ha un habitat complesso nato dall’incontro tra le acque del mare e quelle del Po e dei tanti torrenti che vi affluiscono: lagune, valli salmastre, paludi, prati, ma anche boschi e pinete, isolotti, dune, terreni coltivati ed altri ricoperti da canneti ospitano centinaia di specie di uccelli, pesci, anfibi e mammiferi. Numerosi sono i Centri di osservazione e i percorsi organizzati lungo gli argini, nei canali, negli antichi casoni, numerose le escursioni in barca e con le motonavi. Il plein-air regna sovrano ed esalta l’uso dei camper per esplorare e conoscere le infinite sorprese che il Delta sa donare al visitatore attento.

Prima di raggiungere Gorino Ferrarese per l’escursione con la motonave ci spostiamo all’Abbazia di Pomposa. Sostiamo nel parcheggio di un’enoteca. Il proprietario ci offre pane, salumi e vino, che, poi, acquistiamo in grandi quantità. Oltre al Sangiovese in Romagna si produce un ottimo Merlot e il Vino delle sabbie che si abbina benissimo ai piatti di pesce. L’Abbazia di Pomposa è un monastero benedettino, sorto nel VII secolo, su un’ isola boscosa , allora, circondata dal fiume. L’interno presenta interessanti affreschi ispirati alla scuola di Giotto e un bellissimo pavimento a mosaico.

Gorino Ferrarese è formato da poche case ed è attraversato da una strada che conduce direttamente al porto dove si trova il punto sosta, un’area attrezzata (con acqua e scarico) gestita dall’Associazione marinai d’Italia. Le barche sono centinaia, ormeggiate una accanto all’altra, piene di attrezzi (rasche, cassoni, draghe…) per la raccolta delle vongole. Quando il sole tramonta, il cielo si incendia e le nubi si colorano. I pescatori, con gli occhi a fessura, scrutano l’orizzonte e ci annunciano il meteo del giorno dopo. La giornata aspettata da tutti per la mini-crociera in laguna, per raggiungere l’Isola dell’Amore e, oltre il Faro, il mare Adriatico.

Ci imbarchiamo sulla motonave “Principessa” accolti con garbo e simpatia dal personale di bordo. Il comandante ci mostra, aldilà dell’argine, una colonia di fenicotteri rosa che da pochi anni si è stanziata in una sacca della laguna, ci racconta la vita faticosa dei pescatori e delle loro famiglie, l’astuzia con la quale si sottraevano al controllo degli “sbirri”, ci indica i casoni col tetto di paglia diventati Centri di osservazione, il sistema di reti per pescare le anguille, la lotta per controllare le alte maree, i ponti costruiti con le barche. Ascoltiamo con attenzione, affascinati da ciò che dice: 350 specie di uccelli vivono tra dune di sabbia e piante acquatiche. Migliaia sono gli uccelli di passo che vengono a svernare o a deporre le uova. Mentre la nave scivola tra i canali notiamo decine di cormorani appollaiati su alberi spogli. Tra racconti e leggende raggiungiamo l’Isola dell’Amore (dove molte specie depongono le uova) e il Faro di Goro, prima dell’Adriatico. Quando le onde diventano un po’ alte siamo già in mare aperto e il Po è alle nostre spalle. Prima di ritornare la motonave si trasforma in ristorante. Trascorriamo uno dei momenti più belli del viaggio tra piatti di cozze, vongole, maccheroni con gamberi, risotto con pesce, seppie in umido e quant’altro la cucina romagnola sa offrire.

Ferrara : solo 50 chilometri la separano dalle meraviglie del Delta. Lo sapevano molto bene i duchi d’Este, signori di Ferrara, che tra il Quattrocento e il Cinquecento costruirono in diverse zone del Delta le loro “delizie” ossia ricche dimore, circondate da parchi e giardini, spesso vicine al mare, come nel caso del Castello di Mesola, vicino Goro. Un’ interessante ricostruzione delle delizie estensi è esposta all’interno del Castello che si innalza imponente nel centro della città, accanto alla statua dell’ irascibile Girolamo Savanarola. Città di rara bellezza e di grande fascino, Ferrara è stata dichiarata (anch’essa) Patrimonio dell’Umanità. Visitiamo la Cattedrale di San Giorgio, sintesi straordinaria di diversi stili, con la facciata a tre cuspidi, scene del Nuovo Testamento e numerose logge, arcate e finestre. Al centro il Giudizio universale e lungo la fiancata la Loggia dei Merciai. Visitiamo il Ghetto ebraico, la Via delle Volte, percorriamo il centro medievale attraversato, una volta, dal Po, ritorniamo numerose volte in Piazza del Municipio e ci sediamo nello Scalone d’Onore per applaudire l’esibizione degli sbandieratori che da tutta Italia sono accorsi per il loro Festival. Ferrara è città di grandi suggestioni, tutte da vivere e da sentire dentro.

Il”buon governo” degli estensi ha regalato al mondo una città straordinariamente bella, una città che merita mille visite. Una di queste potrebbe essere la visita alle “delizie” degli estensi … ma di questo parleremo prossimamente.

Giuseppe Trovato

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Mimi Bianco
quale ferrarese di nascita sono ben contenta di sapere che il fascino della città ha colpito ancora
Antonio Arteni
Bellissim complimenti..L'ho condiviso anche io..:-) compliemnti ancora
Patrizia Vagnuzzi
Conosco il posto perché avevamo una casetta al Lido di Spina quindi abbiamo visitato tutti i dintorni , al tramonto le valli diventano incantate , la zona del maneggio poi è bellissima ci sono i cavalli importati dalla Camargue , docili e facili da montare insomma un territorio tutto da esplorare 👍🏻👍🏻👍🏻👍🏻
Splendida descrizione... sunnita di viverla in prima persona. Grazie
Mimi Bianco
quale ferrarese di nascita sono ben contenta di sapere che il fascino della città ha colpito ancora
Antonio Arteni
Bellissim complimenti..L'ho condiviso anche io..:-) compliemnti ancora
Patrizia Vagnuzzi
Conosco il posto perché avevamo una casetta al Lido di Spina quindi abbiamo visitato tutti i dintorni , al tramonto le valli diventano incantate , la zona del maneggio poi è bellissima ci sono i cavalli importati dalla Camargue , docili e facili da montare insomma un territorio tutto da esplorare ߑͰߏ...Vedi di piۃ
Splendida descrizione... sunnita di viverla in prima persona.
Grazie

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