Giuseppe
by on 16 February 2019
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Sambuca di Sicilia e dintorni

di Giuseppe Trovato

Nella Sicilia centro-occidentale, nelle terre abitate una volta dagli Elimi e dai Sicani, sorgono paesi che hanno una storia secolare. Si tratta di piccoli centri abitati che si trovano nella zona tra Agrigento e Trapani, ai margini della valle del Belìce, in un territorio circondato da monti e colline che digradano dolcemente verso il mare. Il visitatore motivato, capace di “leggere il territorio”, facilmente rimarrà incantato dalle bellezze naturalistiche e dalla scoperta delle tracce che la storia ha sedimentato nei monumenti, nelle chiese, nei musei, nell’assetto architettonico delle città e persino nella lingua. Sono borghi piccoli, ma intriganti, capaci di lasciare nell’anima segni profondi per il profumo delle tradizioni e, soprattutto, per come riescono a coniugare la memoria del passato con i sogni e i progetti per il futuro. Sambuca di Sicilia, splendido paese in provincia di Agrigento, è uno di questi.

Il borgo, di origine araba, deve le sue origini all’emiro Al Zabut che attorno all’anno 830 costruì sulla sommità di una collina, una fortezza e un quartiere. Attorno a questo nucleo si è sviluppata la prima parte della storia del borgo. Le campagne attorno, racchiuse tra il Lago Arancio e il Monte Adranone, sono di rara bellezza. Lo sguardo si posa con leggerezza sulle linee ondulate delle colline, sui casolari, sulle pietre antiche della città di Adranon, fondata dai Greci e distrutta dai Romani. Dal Terrazzo-Belvedere, che si trova nel punto più alto dove Zabut aveva costruito il suo castello, lo sguardo si spinge oltre le valli vicine, oltre il lago Arancio, verso l’infinito.

Gesualdo Bufalino, in un suo scritto, afferma che la Sicilia è un’isola “plurale” che soffre di un eccesso di identità. Nel territorio di Sambuca la pluralità e la diversità si ricompongono e creano armonia e bellezza. Non per nulla nel 2016 Sambuca è stata proclamata “Borgo dei Borghi”, proprio per questa sua connotazione culturale che ne fa un unicum, una sintesi irripetibile di elementi storici, culturali e naturali che affascinano il viaggiatore. Dell’eredità araba è rimasto il quartiere costruito attorno al castello. L’impianto urbano, ben conservato, è formato da vicoli stretti e tortuosi che spesso si aprono nei cortili dove si affacciano basse abitazioni. Archi, archetti, scale esterne, cavità e grotte chiamate “ purrere ” formano un groviglio, un dedalo intrigante utilizzato, nel periodo natalizio, per la rappresentazione del Presepe vivente. La suggestione è particolare, soprattutto quando la neve imbianca l’intero paese e suscita emozioni. Il Presepe vivente viene rappresentato annualmente ed è una manifestazione corale alla quale partecipano 200 figuranti e, fra questi, anche gli Amministratori locali, guidati dall’eclettico vice - sindaco Giuseppe Cacioppo, “voce e anima” del paese. Le purrere, scavate sotto le abitazioni, conducevano alle vecchie cave di tufo ed erano vie di fuga in caso di attacco nemico. Da recente sono diventate sede di eventi artistici e culturali, percorsi turistici che creano reddito e raccontano, con il linguaggio multidisciplinare delle Arti moderne, la memoria sotterranea e misteriosa del paese.

  1. Palazzo comunale si trova al confine fra la fortezza di Zabut e la zona di nuova espansione urbana, iniziata dopo il Cinquecento. Nella zona saracena due sono gli edifici particolari: la Chiesa Matrice e il palazzo Panitteri. La chiesa sta in cima all’abitato; l’edificio è stato torre saracena, dimora medievale ed infine chiesa. All’esterno la chiesa appare maestosa, una scalinata panoramica porta al bel portale d’ingresso. Danneggiata dal terremoto del 1968, recentemente è stata restaurata parzialmente e riaperta al culto. All’esterno oltre il portale c’è da notare la cuspide del campanile; all’interno, molte tele ed alcune pale sono veramente interessanti. Richiami artistici arabi, insieme con motivi rinascimentali e baroccheggianti danno alla chiesa un aspetto intrigante.

Il palazzo Panitteri è l’edificio civile più importante del borgo, un edificio storico che risale alla fine del 1500. Deve il suo nome a Don Giuseppe Panitteri un versatile sacerdote frequentatore di salotti filosofici e politici. Oggi, il palazzo ospita i reperti archeologici della città di Adranon, ha una grande sala per le conferenze e una Taberna con esposizione di vini delle Terre Sicane. Molto bello il cortile interno con una grande scala in stile catalano. Il palazzo è circondato da quattro vie; la più stretta, chiamata “vanedda di la leddera” è molto cara ai poeti, ai romantici e agli innamorati. Sambuca merita un lungo soggiorno per i suoi palazzi, le chiese ed i musei. Tra i palazzi da non perdere il Palazzo dell’Arpa, sede del municipio. Al suo interno, opere di arte moderna e contemporanea di artisti sambucesi. Fra le chiese non bisogna trascurare la Chiesa del Carmine con l’annesso Convento. La chiesa è dedicata alla Madonna dell’Udienza, patrona di Sambuca. La statua marmorea della Madonna, con il viso appena reclinato sulla sinistra, è attribuita ad Antonello Gagini. Una visita merita anche l’ex monastero di Santa Caterina dove sono esposte le curiose sculture in corda e nodi dell’artista francese Sylvie Clavel che da tanti anni risiede a Sambuca e a Parigi. Dai suoi nodi, metafora della complessità della vita, nascono creature oniriche che segnano il confine con la realtà e suscitano stupore e sorpresa. Da vedere assolutamente! Da non perdere, neppure, la pinacoteca che il pittore Gianbecchina, nativo di Sambuca ha donato al paese. Pittore di rilevanza nazionale, amico di Guttuso, Gianbecchina ha portato nelle tele, con forte impronta realistica, la luce e i colori della Sicilia e soprattutto i visi rugati dei contadini (il ciclo del pane). Tra gli edifici civili, sono da annoverare il Teatro comunale, i palazzi Mangiaracina, Ciaccio, Campisi.

Sambuca è un paese da scoprire passeggiando fra le vie strette del quartiere arabo, entrando nelle chiese e nei musei alla ricerca dei suoi tesori artistici, soffermandosi a parlare con la gente sempre disponibile ad accompagnare il turista e a suggerire indicazioni e consigli. L’ospitalità è un valore presente nella memoria storica della comunità; è un valore che si traduce in comportamenti reali, in cultura dell’accoglienza, in progetti che alimentano il recupero della tradizione e tantissimi eventi in tutte le stagioni dell’anno.

Infine, non vanno dimenticati i prodotti locali tra i quali l’olio e il vino che arricchiscono la buona cucina. Caratteristiche le “Minni di virgini”, dolce di pasta frolla, crema di latte, cannella, cioccolato e piccolissime palline colorate che inducono facilmente a peccare! Agli appassionati di archeologia si raccomanda il sito di Adranon. Lungo il lago Arancio è possibile compiere lunghe passeggiate in bici ed anche appostarsi per vedere tante specie faunistiche. Per quanto riguarda la sosta dei veicoli non ci sono problemi di alcuna natura, per tutto il resto la Pro-loco e la Polizia municipale non mancheranno di suggerire le indicazioni più opportune.

Da Sambuca è possibile raggiungere numerose località vicine, fra le quali Selinunte, le spiagge di Menfi, Castelvetrano, Santa Margherita, Sciacca. Vicino al lago, nel Bosco della Risinata, è stata creata una vasta area attrezzata con tavoli, panche e fontanelle di acqua potabile. Vi è anche un mini - parco che piace ad adulti e bambini. Poco distante una delle cantine più famose d’Italia offre un’esposizione di vini veramente eccezionali. Un altro buon motivo per venire a Sambuca di Sicilia!

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