CamperZone
by on 28 February 2019
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UN PICCOLO VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEL LAMBRUSCO, TRA STORIA, DEGUSTAZIONI E ABBINAMENTI
 

Una nuova rubrica ( redatta da Fabrizio Tosi) inerente alla cultura enogastronomica e alla conoscenza dei territori.
Sono migliaia i camperisti che si organizzano per conoscere e assaporare le tante zone del nostro splendido stivale, tra cantine e vini sempre più famosi in tutto il mondo e ricette culinarie che ci invidiano un po’ tutti.

Il primo racconto ci porta in Emilia, precisamente a Modena, il regno del Lambrusco.

Parlare dell’Emilia, in particolar modo di Modena, trasporta la nostra mente nel mondo dei sapori; un mondo magico che porta i buongustai ad immaginare di avere sotto i loro denti un bel piatto di tortellini in brodo o delle tagliatelle al ragù, magari con un antipasto di salumi e formaggi del territorio, primo tra tutti il Parmigiano Reggiano.
Un sinonimo di buona cucina capace di farsi amare e apprezzare in ogni angolo del mondo, soprattutto nelle grandi potenze come gli Stati Uniti, la Cina e il Giappone.
Quest’amore però vede protagonista anche un altro prodotto modenese, apprezzato fino a poco fa soltanto nelle province estensi: il Lambrusco.
Il vino modenese, infatti, sta ricevendo encomi sia in altre regione italiane che nel mondo per la sua “bolla – rossa”,  la sua vivacità, la sua freschezza e la spiccata effervescenza.
Il duro lavoro dei viticoltori ha contribuito a cambiare il destino di questo vino, definito per tanti anni come una “Coca Cola italiana” per il suo essere “gassoso” e in lattina. Ora piccoli produttori, provenienti da diverse parti della provincia, stanno realizzando ottime “bolle rosse” con un corpo più pronunciato, una spiccata tonicità e una buona persistenza gusto – olfattiva che lo rendono abbinabile anche a piatti più corposi, come delle fettine di vitello o una buona chianina.

UN PO’ DI STORIA: I latini la chiamavano “Labrusca vitis”, un vitigno selvatico che produceva frutti dal gusto aspro e che soleva crescere ai margini delle campagne, dove terminano le colture. Da questo progenitore deriva sicuramente il Lambrusco, con le sue numerose varietà di vitigni oggi coltivati nell’intera provincia modenese.
Tutti insieme contribuiscono a formare la grande e nota famiglia dei “ Lambruschi”. Le prime viti vinifere selvatiche sono state rilevate nei boschi dell’Appennino.
Virgilio citava il Lambrusco nella V Bucolica (42 – 39 a.C. ) e da lì tutto ebbe inizio.

LE DOC DEL LAMBRUSCO MODENESE: La provincia di Modena viene suddivisa dalla via Emilia in due parti: l’alta e la bassa modenese. In queste due zone trovano origine i tre vitigni, da cui derivano, le tre DOC del Lambrusco.
 Quando parliamo dell’alta ci riferiamo al territorio a sud della via Emilia, diretto verso l’appennino dove trova origine il LAMBRUSCO GRASPAROSSA DI CASTELVETRO DOC; quando parliamo della bassa, invece, ci riferiamo all’area situata a nord della via Emilia che comprende due DOC: il Lambrusco di Sorbara e il Lambrusco Salamino di Santa Croce.


LAMBRUSCO DI SORBARA DOC

Il Lambrusco di Sorbara deve il suo nome alla piccola frazione del comune di Bomporto situata tra i due principali fiumi modenesi: il Panaro e la Secchia.
Ci troviamo in un’area ricca di acque e di suoli sabbiosi che rilasciano al vigneto – e successivamente al vino – una spiccata nota minerale.
Il grappolo è spargolo con una forma conica. Gli acini hanno una sforma sferica e, a seconda dell’annata, si presenta più o meno acinellato. Questo è dovuto ad un’anomalia floreale che provoca una sensibile perdita di prodotto.
Tale fenomeno è causato dalla sterilità del polline che, nella maggior parte dei casi, prevede un accoppiamento con il Lambrusco Salamino.
Da alcuni anni, però, le migliori qualità stanno trovando il loro successo con il Sorbara in purezza, soprattutto per quanto riguarda il metodo classico.
Un consiglio: abbinatelo a piatti estremamente grassi. La tradizione afferma che non c’è abbinamento migliore che con un bel piatto di tortellini in brodo, ma noi lo raccomandiamo come vino d’antipasto da abbinare a un tagliere di salumi: mortadella ( senza pistacchi), prosciutto di Modena DOP, salame di San Felice e magari una scaglia di Parmigiano Reggiano corretta con del balsamico.
Cosa possiamo notare in un Lambrusco di Sorbara?
Colore rosso rubino chiaro, spuma leggermente rosea, profumo fresco e pronunciato dalle spiccate note di violetta che rappresenta il carattere inconfondibile di questo vino. Delicato, armonico, acidulo e fruttato con poco grado alcolico.

DOVE TROVARE UN BUON SORBARA?

FRANCESCO BELLEI, 
VIA NAZIONALE 130/132, Frazione Cristo di Sorbara – 41030 Bomporto (Mo), 059/902009.
PRODUZIONE: 70.000 bottiglie.

Cantina punto di riferimento per i vini fermentati in bottiglia e la conferma la riceviamo ogni anno con il suo Bellei Cuvèe Bruto Rose 2014, un vino rosso brillante, con sottili perle d’effervescenza e una varietà di profumi che ricordano l’arancia e i frutti rossi. Al gusto si presenta con un’effervescenza cremosa ed equilibrata con un’alta mineralità. 

CANTINA DELLA VOLTA
VIA PER MODENA, 82 – 41030 BOMPORTO (MO)
059/7473312
PRODUZIONE: 120.000 BOTTIGLIE.
Una cantina dove la passione, l’intraprendenza, l’attenzione e la sostenibilità sono all’ordine del giorno. E’ una delle realtà più giovani – è nata infatti nel 2010 – grazie ad un gruppo di amici innamorati del mondo del Sorbara e del Metodo Classico.
Prodotto di punta il Lambrusco di Sorbara Spumante Brut Rosso CVD 2016 con 9 mesi di rifermentazione sui lieviti dai spiccati sapori di lampone e yogurt. Ideale con spaghetti cozze e vongole.

QUINTOPASSO
VIA CANALE, 267 – FRAZIONE SOZZIGALLI
41019 SOLIERA (MO)
Giovane azienda della famiglia Chiarli che, nel 2010, ha deciso di aprire questa nuova realtà puntando il suo lavoro sul metodo classico. La passione, la meticolosità e la dedizione sono le tre caratteristiche del team dell’enologo Franco De Biasio che mantenendo fede al vigneto e al territorio hanno puntato la prua sullo “Champenois” realizzando spumanti che risaltano il nome del Lambrusco nei grandi mercati, primo tra tutti quello statunitense.


LAMBRUSCO SALAMINO DI SANTA CROCE DOC.
Deriva dall’omonimo vitigno a forma di salame originario di Santa Croce, frazione di Carpi, città nota per il suo tessile e per l’ex campo di concentramento di Fossoli.
Il grappolo d’uva si presenta cilindrico con un’ala sottile, compatto e serrato. Ha un’ottima vigoria, la sua produzione è ricca e costante, le uve raggiungono il pieno della maturità nei primi dieci giorni d’ottobre, dopo aver assorbito tutta la luce e il calore estivo – autunnale.

Il terreno su cui cresce si trova a nord – ovest della provincia di Modena, ma a differenza della DOC del Sorbara, ci troviamo in un’area molto fertile dove la vitae trova un habitat ideale per rilasciare al vino un maggior corpo. Sabbie, limi, argille sono distribuiti in egual misura.
Come tutti i lambruschi – eccetto i metodi classici – si presenta con un colore rosso rubino. Un rubino carico con una spuma dagli orli violacei. Il profumo è fresco, fine, persistente e vinoso ( sapore che ricorda la fermentazione alcolica) e una percezione di frutta quasi matura.
E’ un vino semplice, beverino che si sposa bene non solo con le tagliatelle al ragù o altre paste emiliane, ma anche con i dei secondi a base di maiale, arrosti in primis.

COSA VEDERE IN QUEST’AREA: La collina modenese è ultimamente meta di numerosi camperisti appassionati di buona cucina e interessati a conoscere le diverse realtà che il territorio propone. Formigine, un piccolo comune poco distante da Modena, con il suo castello, i suoi parchi, le sue trattorie e le tante fattorie presenti permette al viaggiatore d’immergersi nella storia di un territorio fortemente vocato all’agricoltura provando numerosi prodotti che vanno dai salumi ai formaggi; dalle ciliegie duroni all’aceto balsamico; dalle uova fresche alla pasta all’uovo preparata dalle “redzore” da abbinare con un Lambrusco del territorio. 
Stesso discorso per Spilamberto e Vignola.
 Il comune del Barozzi è noto anche per la sua torta omonima – la cui ricetta è ancora segreta - da degustare nella centralissima Pasticceria Golini.
Spilamberto, invece, è noto per essere il paese dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP,  un prodotto di punta dell’economia locale, poco conosciuto in Italia, ma amatissimo all’estero, soprattutto negli Stati Uniti, grazie anche al contributo dello storico tenore Luciano Pavarotti che amava degustarlo prima di ogni sua esibizione.

 

DOVE SOSTARE A MODENA: 
Area di sosta – Camper Club Mutina
Campeggio – International Camping

Rimanete aggiornati con la seconda news riguardante Castelvetro......

Post in: Travels
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